A Gaze at the Stars

qualche riflessione sparsa... uno sguardo alle stelle. nulla meno, nulla più.

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mercoledì, 28 giugno 2006

Sei mesi, che non posto. È tanto, o almeno quanto basta a cambiare, e di molto, un'esistenza. Perchè sì, sono cambiato tanto, in questi sei mesi, eppure sento di non essere cambiato abbastanza. alcune cose che odio di me restano. alcune SITUAZIONI non cambiano, forse perchè non so farle cambiare. Probabilmente, per questo. Cambiato giri e amicizie, dal 19 gennaio di quel mio ultimo post, più di una volta, e ho notato un pò che, alla fine, quando certe cose non vanno, la vita trova la sua soluzione. ad esempio, almeno riguardo a chi frequenti. ma... il problema rimane, il volere qualcosa di più che non arriva, e vedere tutti che lo ottengono facilmente, lo sforzarsi e non riuscire, la frustrazione. Dò colpa a certe cose del mio passato, ma alla fine la colpa è mia. anche se, dopotutto, una persona è costituita dalle sue esperienze di vita, quindi le due cose sono abbastanza simili. E in più, non capisco bene cosa voglio. Dico di cercare una cosa, me ne piacerebbe una leggermente diversa, e ne invidio una terza che è a un mondo di distanza. perchè? per quello che significa? per l'atto in se stesso? perchè, alla fine, sono un uomo come tutti? non lo so. Però devo trovare una soluzione a tutto questo... Agire, o farlo in modo diverso, ma questa inazione mi sta rubando giorni e notti preziose. E non so cosa fare, nè a chi poter chiedere di consigliarmi una via. Ma devo trovarla, questa cazzo di soluzione... e non posso, fisiologicamente, continuare a sperare che arrivi così, dal cielo, perchè "prima o poi la felicità arriva". perchè non è vero, o, almeno, ho più motivi per credere che non lo sia che motivi per credere che lo sia. E di gran lunga. O, almeno, dovrei, vorrei trovare un equilibrio psicologico affidabile in tutto questo, che non mi abbandoni in questi sprazzi, per fortuna, almeno finora, rari, di malinconia che mi portano a sommergere questo fossile di blog, e voi, pochi lettori che leggerete, con cazzate simili. Ma dovevo sfogarmi, scusate il mio egocentrismo.

Postato da: SilverDawn a 02:10 | link | commenti (1) |

lunedì, 19 dicembre 2005

Era un po’ che non scrivevo, in effetti… mancanza di voglia, o ispirazione… ma ora ho qualcosa di cui scrivere, perciò… ditemi che ne pensate, se ancora qualcuno frequenta sto posto ^^.

 

C’è una frase che mi ha colpito. In una canzone, “la guerra è finita”, dei bravissimi Baustelle, che parla di una ragazza morta suicida, e dice “ “vivere non è possibile”/lasciò un biglietto inutile/ prima di respirare il gas / prima di collegarsi al caos”. Quelle ultime parole… “collegarsi al caos”, come aprire una porta dal proprio animo verso l’esterno, lasciare che l’esterno entri e perdersi, diventare un tutt’uno… venendo distrutti nel processo, perdendo brandello dopo brandello chi siamo, cosa siamo, annegando nel resto, e nel nulla insieme… Certo, un’idea che spaventa… però, anche, un po’ attrae.

In quella frase ho trovato qualcosa di affascinante, nel suo modo distorto di esserlo… come l’odore di un fiore tanto dolce da far pensare al marcio… Attira, e spaventa insieme… o forse attira proprio perché un po’ spaventa… perdere sé stessi… il flusso di caos, entropia pura che una visione simile prospetta... perchè l'autodistruzione, nel suo essere malata, affascina così tanto?

Postato da: SilverDawn a 21:32 | link | commenti (12) |

giovedì, 13 ottobre 2005

Si può uccidere la mente. No, non sto per parlare dell'emerito cretino, passatemi il termine, di Lapo Elkann, perchè c'è poco da dire, ormai...
No, mi riferisco a qualcosa di meno concreto, ma anche di gran lunga più terrificante. Ieri sera ho iniziato 1984, di George Orwell. E, visti i primi accenni sulla "neolingua", capita l'atmosfera del romanzo, mi sono letto l'appendice sulla neolingua stessa. Ed è stato qualcosa di inquietante, che mi ha davvero scosso. Per chi di voi non l'avesse letto, riassumo. Il Partito che domina lo stato-continente dove il protagonista vive, oppresso da un regime totalitario che mira a tenere sotto stretto controllo anche i pensieri dei cittadini, ha proclamato una riforma del linguaggio da portare a termine in circa settant'anni, che mira a semplificare il più possibile le cose: i sinonimi vengono eliminati in favore di un solo termine per concetto, che puoi si può usare come nome, verbo (con una sola coniugazione), aggettivo e avverbi indiscriminatamente, in base a una serie di desinenze. fin qui, è solo un immenso abbruttimento linguistico. ma la cosa più preoccupante, è il fine di questa manovra... le parole per i concetti "scomodi", vengono semplicemente eliminate. "libero" significa solo sgombro, "uguale" non ha più attinenza con politica o diritti. le parole, in generale, vengono eliminate, ridotte all'osso. la mente non ha più gli strumenti per ragionare, per costruire qualcosa di concreto, gli ideali che potrebbero mettere a rischio il regime non possono essere più espressi, perchè non si sa come esprimerli, perchè, non sapendo come esprimerli, non li si può riconoscere, capire, coltivare, perchè nessuno ce lo ha mai espressi, e quindi non sappiamo neanche che cosa siano. il lessico viene diviso in "caste", quello di tutti i giorni è tanto scarno da permettere di parlare solo di cose "terra terra", quello politico intriso dle punto di vista dle partito, connotato in maniera pesantissima in tal senso, quello scientifico di per sè poco utile a questi scopi.
Beh, spiegato questo, mi chiederete "cosa c'entra questo con la realtà" c'entra, perchè mi sembra fattibile, da un regime totalitario che riesca a usare bene la propaganda e la polizia insieme. e già questa possibilità, grazie a Dio ora remota, anche se, a dire il vero, non troppo, il solo fatto che si POSSA, è terribile, dal mio punto di vista. E poi, una cosa ancora più trist,e più drammatica: pensateci: è quello che sta succedendo ora. non partendo dall'alto, ma dal basso. dal fatto che la lingua si impoverisce per natura, dal fatto che l'interesse a pensare un pò di più non è considerato, è scoraggiato, è represso.
Dal fatto che l'ideale della nostra generazione, a parte rari casi, è quello di andare in discoteca, bere o farsi fino a non capire più un cazzo e poi darsi alla caccia all'altro sesso. A roma, l'età media in discoteca al pomeriggio (ma comunque in discoteca) è fra i 10 e i 16. ragazzine che vanno in discoteca A DIECI ANNI, e vengono reclutate come cubista in media dagli 11 in poi. E da lì, anche solo vedendo come vanno in giro vestite a 10 anni (Cazzo! non per fare il moralist,a ma dieci anni è poco, fottutamente poco), si capisce che il fine è esplicitamente quello sessuale, o pseudo-tale. Comunque, attrarre. e non c'è bisogno di andare a Roma... magari di qualche anno in più, ma è lo stesso pure qui. I maschi, invece, sono semplicemente presissimi a fare i coglioni, tutto il tempo, scadendo davvero. Ragazzi, svegliamoci che la situazione è tutt'altro che rosea, in questo mondo.

Postato da: SilverDawn a 22:07 | link | commenti (8) |

martedì, 13 settembre 2005

In questa notte che segue il mio compleanno, la mia estate finisce… e mi sento di tirare un po’ le somme. Di certo è stata un’estate importante, non di quelle da catalogare come poco interessanti. Forse a volte ho lasciato un po’ che scorresse via senza sfruttarla, e magari qualche rimpianto c’è… ma almeno, anche sotto il fronte che più è stato carente, mi sono mosso più di quanto non abbia fatto in passato. Un’estate importante sotto il fronte di ciò che ho fatto, siano state giornate in costume medievale, più o meno serie, pomeriggi a tirare con l’arco, o immersioni nel blu delle eolie, e sotto il fronte dei rapporti umani, con nuove amicizie, e anche qualche nuova acredine. Un’estate in cui sono cresciuto, e mi sono accorto di essere cambiato non poco, liberandomi di alcune insicurezze, o almeno attenuandole, e diventando più deciso. Questa sera, poi… è stata una serata molto tranquilla, fra 3 amici, senza niente di speciale, qualche cazzata e qualche risata… quando senti che il tempo dovrebbe rimanere lì, fermo a quell’istante, quando senti che il tempo POTREBBE rimanere lì, fermo a quell’istante. Niente di speciale, insomma, ma al contempo una di quelle sere che ricordi. Unica nota che incrinava il tutto, la mancanza di un quarto amico, la cui mancanza ho sentito, anche se gli ero stato vicino fino a poco prima. Per quanto mi dispiaccia ammetterlo, ormai inizia un altro autunno, un altro anno di scuola, con altri impegni ed altri svaghi, ma non per questo, spero, ciò che quest’estate ho costruito crollerà. Voglio ringraziare alcune persone in particolare, per tutto questo…

 

Matteo, il mio miglior amico, senza il quale non so dove sarei ora

Junior, amico sempre sincero e leale, anche se siamo lontani, pur se qualche volta dovrebbe pensare meno al peggio possibile e fidarsi di più…

Luca, perché…perché sì, perché è una persona con cui ci si trova bene, senza problemi.

Un altro Matteo, Oliverio, perché dietro alla smorfia stupida e alla battuta pronta (e, spesso, anche un po’ sconcia), c’è ben di più.

Andrea, perché è un grande amico come sempre

Alessandro, perché… perché il Civo è il Civo

Francesco, detto Geno, perché mi ha fatto pensare spesso, e perché se ora scrivo qui è merito suo

Anna, perché è un’amica preziosa, a cui tengo

Miriam, perché è un’amica, anche se a volte fa qualche cazzata.

Ilaria, perché finalmente posso esserle semplicemente amico, senza sperare in nulla di più

Costanza e Chiara, perché sono due ragazze dolcissime, anche se magari ogni tanto qualche difetto salta fuori.

Tommaso, semplicemente esilarante il più delle volte… Vai, re dei Lemuri! (e chi ha visto Madagascar coglie il paragone)

Toz, perché sì, per le canzoni che mi ha fatto conoscere, perché dopotutto è un amico

Francesco e Filippo, perché si imparano grandi verità anche da queste cose… a loro dedico un verso dei beatles che gli sta a pennello “and don’t you know he’s just a fool who plays it cool, by making his world a bit more colder”… e una parte del loro mondo loro l’hanno resa molto più fredda.

Edoardo, perché è un amico con cui si riesce a parlare di tutto, e perché semplicemente ci si trova bene

Caci, perché sì…perché è la mia mascotte ufficiale

Tutti i ragazzi dei vari siti che frequento, in aprticolare della sezione studenti del sito dle liceo gioia

Tutti quelli che ho dimenticato, ma sanno di esserci… che chiedano conferma, al massimo ^^

Postato da: SilverDawn a 02:25 | link | commenti (10) |

venerdì, 09 settembre 2005

vi posto il testo della mia ultima ossessione musicale. smeplicemente splendida, anche se con un tocco dolceamaro, malato... che in questo periodo contribuisce pesanetemente a farmi sedurre da una canzone. la musica è lenta, melodica, a parte in un ultimo urlo straziante finale di chitarra, e scorre densa come il sangue, le parole sono quasi sussurrate a tratti, ed esprimono un'angoscia che mangia il cuore, che fa scavare nella carne fino ad arrivare all'anima (e il riferimento a questo scavare, lo vedrete nella canzone, è particolarmente preciso.). forse è proprio vero che negli ultimi tempi sono più "buio", come mi ha definito una persona che di certo mi conosce bene, meglio di molti. il cambiamente, in alcune cose, lo sento anch'io. però non mi dispiaccio, così. godetevi la canzone, perchè ne val la pena.

"Hurt"
by Nine Inch Nails 

I hurt myself today
to see if I still feel
I focus on the pain
the only thing that's real
the needle tears a hole
the old familiar sting
try to kill it all away
but I remember everything

what have I become?
my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end
you could have it all
my empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt

I wear this crown of shit
upon my liar's chair
full of broken thoughts
I cannot repair
beneath the stains of time
the feeling disappear
you are someone else
I am still right here

what have I become?
my sweetest friend
everyone I know
goes away in the end

you could have it all
my empire of dirt
I will let you down
I will make you hurt
if I could start again
a million miles away
I would keep myself
I would find a way

 

Postato da: SilverDawn a 18:00 | link | commenti (15) |

giovedì, 18 agosto 2005

Una madre che da giorni è “accampata”, insieme a moltissimi manifestanti che l’hanno raggiunta per unirsi alla sua protesta, fuori dal ranch di Bush, in Texas, per incontrare il presidente e chiedergli di ritirare le truppe dall’Iraq, dopo la morte di suo figlio. Un presidente che non si vede. In compenso, un particolare che mi ha scioccato: le croci piantate dai manifestanti sul ciglio della strada davanti al ranch, in onore dei caduti, sono state tutte divelte durante la notte, un atto a mio parere ignobile, che non ha termini di paragone… un sacrilegio.

Quella donna rappresenta molto bene l’America che si sveglia da un delirio di onnipotenza, che capisce che la guerra non è solo azioni eroiche, immagini da film e medaglie, ma che anche i “buoni” muoiono. Che capisce che è più probabile che i suoi figli diventino martiri, che eroi.

Ma quella donna, secondo me, rappresenta anche un’altra cosa, di importanza infinitamente maggiore: che, anche da soli, si può fare qualcosa. Che non bisogna rinunciare a tentare di cambiare le cose solo perché è difficile, o quasi impossibile, che queste cambino. Che, se continuiamo a urlare, qualcuno dovrà pur sentirci. O, quantomeno, potremo dire di averci provato, di aver fatto di tutto per cambiare le cose, di aver urlato con tutto il fiato che abbiamo in gola, nonostante le difficoltà, anche se non ci siamo riusciti. E questo, secondo me, ben oltre il riuscire o il fallire, è essere eroi.

Postato da: SilverDawn a 13:13 | link | commenti (17) |

giovedì, 04 agosto 2005

Nella nostra civiltà, simpatico dono di una certa istituzione che noi ben conosciamo (e che, ultimamente, si diverte a bandire libri per bambini, ma lasciamo perdere… sarei oltremodo sarcastico), c’è da sempre, si sente ovunque, contraltata poi da eccessi nell’altro senso (mutuati, questi, dalla società dei consumi, che deve attrarre ad ogni costo), una  netta divisione fra corpo e spirito, fra la mente, l’anima, la spiritualità, la morale, ecc,ecc,ecc, e, dall’altro lato, i biechi istinti, gli eccessi, il peccato e quant’altri… oggi, come dicevo sopra, il lato fisico non sembra particolarmente aborrito, se non da moralisti vari ed eventuali, anzi, sembra aver perso la sua connotazione, essere diventato una semplice merce, con una certa attrattiva, sì, ma comunque dilagante… a scapito dei valori di intelligenza, cultura, e quant’altri… un tempo, non si poteva andare in giro in abiti succinti, ora sembra sia proibito (o, quantomeno, punito con la derisione) interessarsi sul serio alla cultura, apprezzare una buona lettura,e cose simili… giusto perché l’ignoranza la fa da padrona ( e a chi comanda fa comodo che il popolo non pensi…)

 

Ma, a aprte queste considerazioni, che mi sono sfuggite di mano, torniamo al cuore del discorso… il fatto che il corpo e lo spirito vengano considerati irrimediabilmente separati, due mondi distanti e opposti, quale dei due sa preferito non importa: ma perché?

 

L’uomo, lo sappiamo, è un animale. Un animale dotato di capacità superiori, che gli permettono di elevarsi fino alle più alte vette del pensiero, di creare con le sue mani cose che possano sconfiggere per lui le condizioni sfavorevoli della natura… ma è pur sempre un animale. È si fatto di pensiero e ragionamento, ma è anche fatto di carne e sangue, ossa e chimica…l’adrenalina che ci scorre nelle vene acuisce la nostra mente, ci rende più rapidi, ma anche più forti, pronti alla lotta… l’agonismo e l’aggressività sono parte di noi quanto la filosofia, la mano che suona le note più sublimi, o più forti, lo fa in base a una profonda conoscenza innanzitutto fisica delle singole corde e dei tasti che ci permette di riconoscerli a occhi chiusi, nelle arti marziali si può scaricare la tensione e trovare un equilibrio, e anche il più alto, forse, dei sentimenti umani, l’amore, si traduce in un atto semplice, fisico, che però non si limita ad essere, quando completo, solo un atto meccanico e animale, ma anche un coinvolgimento, una fusione spirituale e mentale, oltre che carnale… Insomma, anche se ha iniziato Platone a dirlo che corpo e anima sono separati (peraltro Platone non mi piace affatto, come filosofo…), dovremmo finalmente accettare che così non è, riconoscere la nobiltà dell’uno, e la caducità dell’altra.

 

Postato da: SilverDawn a 00:39 | link | commenti (4) |

giovedì, 07 luglio 2005

Attentato a Londra, bombe nel cuore pulsante della "city" per antonomasia. ancora una volta, fiamme e sangue versati, per niente. Quale dio,volutamente scritto con la lettera minuscola, quale ideale ha un'importanza così grande da giustificare un atto simile? E' pura follia, nient'altro. Se anche ci fosse un dio, e se anche questo dio "autorizzasse", per così dire, una "guerra santa" (e qui, le virgolette si sprecano), a che pro? a cosa servirebbe uccidere delle persone, far saltare in aria treni, scagliarsi su aerei contro grattacieli? in che modo può sostenere questa causa? in che modo può aiutare il dio che lo chiede? non lo capisco. mi sembra, davvero, pura follia, brutalità senza motivo, cecità totale. non ho intenzione di dilungarmi in una discussione su ciò che penso del fondalmentalismo islamico, ma consiglio a tutti di leggersi "non sottomessa" di ayaan hirsi ali. è illuminante, in alcuni punti. Quello che voglio dire, è che non capisco perchè, quale causa possa essere tanto grande da meritare l'uccisione di gente che magari non è innocente, nel senso che ognuno di noi ha le sue colpe, ma che non c'entra niente, che non capisco come sia possibile non vedere la via più semplice, quella più giusta, quella del rispetto dell'altro, di tutti, anche se a volte ci costa il non poterci considerare superiori, o il dover ammettere che abbiamo sbagliato, che la nostra cultura di provenienza, abbia essa sede a Bergamo o a Baghdad, a Bombay o a Washington, può sbagliarsi, che non tutte le risposte che ci sono state date sono vere, o giuste, anche se ci dicono da sempre cjhe a quelle risposte dobbiamo attenerci. c'è da dirlo, che alcune culture sono più profondamente pervase da questo ottuso convincimento, ma non per questo dobbiamo a nostra volta rispondergli in un muro contro muro, o imporgli il nostro modo di vedere le cose (anzi, per dirlo meglio, "esportargli la democrazia"): dovremmo invece tendere una mano, essere pronti a spiegare e a mostrare, lassciare che l'apertura inizi dall'interno, ed incoraggiarla. senza per questo lasciare che chi a questa apertura si oppone ci muova guerra, ma certamente senza rispondere dichiarando guerre che colpiscono chi non c'entra.

Postato da: SilverDawn a 20:25 | link | commenti (7) |

martedì, 28 giugno 2005

a volte il caso è strano... faccio un piccolo antefatto: durante parte della mia vita, in particolare durante i miei primi 5 anni, ho vissuto, per il lavoro di mio padre, in sicilia, a Catania, dove tuttora, trasferitisi lì negli anni '50 per sfruttare il boom economico, vivono i miei nonni. Inoltre, i suddetti cari nonnini hanno una casa a Vulcano, nelle isole eolie, dove di solito vado al mare, fin da quando sono piccolo. si può quindi dire che un pò delle mie radici ce le ho in sicilia... ma, sinceramente, non le ho mai sentite molto... ci ho vissuto, ma.. boh. eppure, negli ultimi tempi, sono successe un paio di cose: qualche giorno fa ho accompagnato una mia amica in stazione, che voleva salutare il suo ragazzo che partiva, ma aveva parua di tornare dalla stazione da sola. lui, agazzo davvero simpatico e cordiale, è saltato fuori, è di Catania... e due chiachciere le abbiamo fatte, fra i pochi posti del catanese che ricordo e il piacere, dalla mia amica non compreso, di mangiare una Brioche con la granita (semplicemente perchè quelle brioche nn sono come i cornetti di cartone che si torvano qui... sono completamente diverse, anche come impasto e consistenza.. non mi vengono in mente termini precisi di paragone, ma vivrete lo stesso. fateci una vacanza, ne vale la pena anche solo per il pesce che si mangia... aggiungete granita e brioche, il amre, tutt'altra cosa rispetto a quello fangoso della Liguria, e i paesaggi...). nello stesso periodo, mi sono letto "la prima indagine di montalbano", di camilleri. Geniale, bellissimo, uno dei libri migliori che io abbia mai letto, e di certo il migliore fra quelli di montalbano, consigliatissimo. e anche lì, ho sentito quel richiamo... le descrizioni dei paesaggi, delle mangiate che si fa lui alla trattoria di fiducia, il linguaggio che Camilleri usa... mi ha incantato. una malìa potentissima, irresistibile, soprattutto il linguaggio, quel siciliano, in questo libro, peraltro, decisamente più marcato che negli altri, eppure sempre comprensibile... certi termini che non hanno un corrispondente preciso, che tradurre in tialiano significherebbe ridurre... che senti proprio solo di qui luogi, che riempiono delle sensazioni che descrivono... beh, tutte queste cose mi hanno fatto sentire di nuovo quelle radici, con piacere.  Bizzarro come un incontro fortuito e un buon libro possano fare così tanto nella mente di un uomo, eh? Comunque sia, la prossima volta che scenderò dall'aereo e metterò piede in quelle terre... beh, le guarderò con occhi diversi.

Postato da: SilverDawn a 19:34 | link | commenti (8) |

lunedì, 27 giugno 2005

(partiamo subito... beh, chi ben comincia è a metà dell'opera, no?)

Probabilmente, delle mie convinzioni religiose e filosofiche, o della mia posizione rispetto alle chiese (in primis, ma non solo, quella a noi più vicina, cioè la cristiana…) parlerò estensivamente in altre situazioni, ma voglio fissare qui un pensiero che mi è venuto in mente: va beh, ormai sono arrivato alla conclusione che, se anche “l’inquilino del piano di sopra”, come lo chiama la mia prof di lettere, esiste, non gliene freghi niente di questa pallina di terra allegramente spersa nello spazio. E questo, dal mio punto di vista, è gravissimo, in quanto.. beh, se, essendo tu onnisciente, onnipotente, onnipresente, ecc., ecc., ecc., puoi impedire il male… perché non lo fai?ecco, la domanda su cui voglio al momento concentrarmi è questa: se anche Dio esiste, perché, dato che la situazione qui è critica e sembrerebbe tendere al peggioramento, parlando proprio terra terra, non ci dà una mano?! La risposta potrebbe essere che l’abbiamo deluso/tradito/abbandonato, forse… ma non era quello buono e giusto sempre pronto al perdono? O lo è solo se, chiedendo perdono, ci si sottomette completamente a lui? Se è così… bella pietà. Ma poi, mi chiedo… cos’è che abbiamo fatto, per suscitare la sua ira? Di COSA dovremmo chiedergli perdono? Del fatto che gli abbiamo coscientemente disobbedito, secondo la storia dell’Eden? Beh… mi pare che essendo lui onnisciente, avrebbe dovuto saperlo… ci dà la possibilità di fare qualcosa, e poi si aspetta che noi non la facciamo? Mi pare, per quantificarla in termini umani… ipocrisia. L’intero pensiero, quest’intero ordine di idee mi pare assurdo…

Postato da: SilverDawn a 23:09 | link | commenti (14) |